Il quartiere Harar, maturato nell’ambito della legge Fanfani che portò alla costituzione dell’INA-Casa, si trova in un’area nei pressi dello stadio di San Siro che, all’epoca della sua realizzazione, era zona periferica. Ha visto la partecipazione di numerosi architetti della scuola milanese, che lavorarono a partire da un piano urbanistico firmato da Giò Ponti, Luigi Figini e Gino Pollini.

Il quartiere è organizzato in due diverse tipologie edilizie, studiate per accogliere circa 5500 abitanti in 942 alloggi: le “insulae”, case unifamiliari a bassa densità, e i “grattacieli orizzontali”, blocchi edilizi in linea e multipiano. Questi ultimi – ad eccezione dei due corpi di fabbrica di Bottoni, che seguono giaciture particolari – sono disposti a formare un disegno a turbina, in cui sei diversi volumi sono disposti intorno a un vasto spazio centrale, sul quale è prevista la realizzazione di negozi e servizi pubblici.

Facilmente raggiungibili attraverso una rete di percorsi pedonali che attraversano gli ampi spazi verdi che li circondano, i grattacieli inquadrano dunque il cuore del quartiere, intorno a cui si dispongono (lungo una maglia inclinata di quarantacinque gradi) gli isolati destinati alle insulae, che sono invece circondate da giardini privati. Le case basse furono progettate da Paolo Antonio Chessa, Figini e Pollini, Mario Tedeschi, Tito Varisco; i grattacieli di nuovo da Figini e Pollini, Ponti e dagli altri capigruppo coinvolti.

Particolarmente interessanti il grattacielo di Figini e Pollini – ritmato da alloggi duplex di varia metratura, distribuiti da ballatoi, che si riflettono sulla facciata rivolta al giardino attraverso l’esibizione del telaio strutturale – e i volumi di Ponti attestai lungo via Montebaldo (la “casa bianca e gialla”) e via Pellice (la “casa bianca e rossa”), che rappresentano una delle più interessanti riflessioni pontiane sul tema del colore nell’architettura contemporanea.

Figini e Pollini si occupano anche di numerose insulae, per le quali studiano due diverse tipologie: il modello, già sperimentato per il grattacielo, dell’alloggio in duplex, coperto da un’unica falda inclinata in coppi; l’alloggio ad un unico piano, che invece è protetto da un tetto a due falde asimmetriche, inclinate verso il centro della casa.